La croce di Manerba

Si narra che sulla rupe di Manerba, in un antro a picco sul lago, un ferocissimo lupo impedisse l’accesso a chicchessia.

Dopo innumerevoli, quanto invani, tentativi di cacciare la belva per restituire l’incantevole antro ai turisti, un giorni i signori delle comunità gardesane posero una grossa taglia sulla testa del lupo.

Si presentarono i giovani più coraggiosi e, tra questi, ne furono selezionati tre: un giovane di Moniga, uno della Raffa e uno della Pieve Vecchia.

I tre partirono, tenendo segreto in cuor loro il sistema da adottare contro il lupo.


Purtroppo né il giovane di Moniga, che cercò di attirare il lupo con un’esca viva, né quello della Raffa, che sperava di catturare la belva con una grande rete, riuscirono nella loro impresa e il lupo gettò entrambi giù dalla rupe.


Il giovane della Pieve, invece, agì con astuzia: nascosto in un cespuglio, simulò l’ululato di un lupo e attirò la belva fuori dall’antro. Quando il lupo s’avvento sul cespuglio, il giovane si erse senza timore brandendo una croce che gli levò contro ordinandogli di arretrare.

Il lupo, impotente, indietreggiò fino a cadere lui stesso dalla rupe.


Si narra poi, che al largo della sponda di Manerba, siano sorti due scogli in ricordo dei due sfortunati giovani, mentre il terzo e vincitore venne onorato e festeggiato dal popolo.

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